Torna dopo 6 anni di assenza Interpack, la fiera più importante al mondo dedicata all’industria del packaging e sarà il banco di prova per misurare la salute e le prospettive del mercato delle tecnologie per il confezionamento e per l’imballaggio, che secondo l’ultimo rapporto del Cubo del Centro Studi Mecs si prepara a crescere del 3,8% in media ogni anno da qui al 2026, per arrivare, secondo le stime, a sfiorare i 60 miliardi di euro a livello globale.
Oltre 60 i Paesi rappresentati dal 4 al 10 maggio a Dusseldorf, provenienti da tutti e 5 i continenti, e oltre 2700 sono gli espositori in fiera: la Germania diventa centro dell’industria globale del packaging e punto di riferimento per discutere il futuro del settore, tra digitalizzazione e sostenibilità. Dusseldorf è infatti da oltre un ventennio la capitale del più rilevante appuntamento espositivo per i costruttori internazionali: la Germania insieme all’Italia domina il settore del packaging nei Paesi occidentali, e sono destinate a mantenere il primato fino al 2026 secondo quanto stimato dal Centro Studi Mecs. Il mercato UE dei macchinari per il packaging sta però gradualmente perdendo terreno rispetto alla domanda che proviene da Asia ed è molto lontana dal dinamismo dei nuovi entranti africani; per i due grandi produttori europei è prevista una crescita che resta al di sotto della media mondiale con un +2,7% annuo in Italia e un +2,4% in Germania.
La supremazia di questi due Paesi nel settore dell’imballaggio è ben evidente guardando la distribuzione delle aziende a Interpack: la Germania è presente con 584 espositori, seguita subito dal Bel Paese con ben 434 stand; terza, ma con grande distacco, è la Cina a quota 301 espositori totali, che dimostra la sua crescente rilevanza nel settore.
La Cina occupa infatti la seconda posizione nel ranking di mercato attuale stilato dal Centro studi Mecs nell’ultima edizione del Cubo, con una domanda complessiva di tecnologie packaging di più di 6500 milioni di euro, e ci si aspetta confermerà la propria posizione anche negli anni successivi, grazie a un tasso di crescita medio annuo che sfiora il 4%. L’export Made in Italy è dunque messo a dura prova dalla minaccia cinese e dall’elevato grado di autosufficienza produttiva del mercato asiatico: l’export cinese di macchine per confezionare è infatti cresciuto a discapito dei produttori italiani.