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L’Africa post pandemica chiama a raccolta i partner industriali e finanziari occidentali
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L’Africa post pandemica chiama a raccolta i partner industriali e finanziari occidentali

L’Africa diventa protagonista del dibattito sull’economia mondiale, dopo il discorso del direttore del dipartimento Africa del Fondo Monetario Internazionale, Abebe Aemro Selassie, in occasione della conferenza dello scorso 20 marzo al Centro per lo studio delle economie africane di Oxford.

L'Africa è da sempre oggetto di dibattiti sui rischi e le opportunità che potrebbero derivare da maggiori investimenti nel continente africano. Secondo Selassie è la continua contrazione dei flussi di finanziamento ai Paesi africani il principale problema odierno dell’economia del continente.

 

Pandemia e guerra russo-ucraina complici, le economie africane si trovano oggi a fronteggiare un peso crescente degli interessi sul debito pubblico sul totale della spesa pubblica, con sempre meno fondi disponibili da cui attingere. Il rallentamento degli investimenti diretti della Cina negli ultimi anni congiuntamente a investimenti diretti dall’estero destinati quasi esclusivamente a risorse naturali ed energetiche, piuttosto che alle infrastrutture locali, si combinano all’esaurimento dei flussi di aiuto del FMI per la pandemia e all’arretratezza del settore finanziario, principale causa della scarsità di risparmio privato da investire.

 

Selassie è critico nei confronti delle maggiori economie mondiali per la poca collaborazione dimostrata nei confronti del continente africano, la cui crescita rischia un pesante arresto. Un rallentamento della crescita dei Paesi africani non conviene a nessuno, soprattutto per i suoi riflessi crescenti sul PIL mondiale, quindi trovare la ricetta perfetta per sciogliere questo nodo è un’esigenza condivisa.

 

La soluzione che il direttore del dipartimento Africa del Fondo Monetario Internazionale propone per gestire questo rischioso contesto è una ristrutturazione del debito pubblico ed estero (evitando il pericolo di default), accostata a maggiori aiuti internazionali diretti all’ammodernamento della rete produttiva e infrastrutturale (magari cofinanziati dal settore pubblico dei Paesi Africani), ivi inclusa anche la rete dei servizi bancari e finanziari.

 

Un investimento nel continente africano offre grandi opportunità per i maggiori settori produttivi occidentali, anche per le imprese italiane. Basti pensare allo sviluppo del settore costruzioni civili e residenziali nelle grandi realtà urbane dell’Africa e quindi alle opportunità per i produttori di piastrelle ceramiche, nonostante la concorrenza cinese (considerando i crescenti costi della logistica per le destinazioni più remote), ma anche gli spazi di sviluppo nell’export di beni strumentali, data la crescita dei mercati africani nella direzione della produzione e distribuzione moderna di beni di consumo.

 

L’Africa rappresenta non a caso l’area a maggior potenziale nei prossimi quattro anni, secondo il modello previsionale “Cubo” del Centro studi Mecs sul mercato mondiale delle macchine packaging: per quanto piccolo in termini assoluti (circa 1,4 miliardi di euro), il mercato africano delle tecnologie per il confezionamento e l’imballaggio è previsto crescere a un ritmo del 5.3% l’anno da qui al 2026, contro una media mondiale del 3.8%.

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